Il magico quartiere Coppedè

Il magico quartiere Coppedè

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Ieri sono andata a fare una passeggiata in uno dei quartieri più originali di Roma: il quartiere Coppedè.  In realtà si tratta di un complesso di edifici, all’interno del più vasto quartiere Trieste e deve il suo nome al giovane architetto fiorentino che lo progettò: Gino Coppedè.

Figlio di un ebanista e intagliatore inizia la sua attività artistica come decoratore e scultore e in seguito diventerà architetto.

Arrivando da via Tagliamento si svolta su via Dora e si passa sotto il grande arco tra le due torri attraverso il quale si entra in questo mondo immaginario, animato da creature fantastiche ed iscrizioni enigmatiche che decorano le pareti esterne degli edifici quasi a non voler lasciare neanche uno spazio vuoto.

E’ impossibile classificare lo stile di questo artista eclettico che ama mescolare gli stili più diversi, dal Neogotico al Liberty creando un suo stile personale, definito appunto “stile Coppedè”.

Del progetto originale, che prevedeva la realizzazione di 18 palazzi e 27 edifici tra palazzine e villini, solo una piccola parte viene realizzata a causa della prematura morte dell’artista che avviene in corso d’opera nel 1927.

Varcato l’arco con l’elegante lampadario in ferro battuto si giunge in piazza Mincio con la Fontana delle Rane al centro, qui il richiamo alle altre fontane della città è evidente, in particolar modo alla Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei nel quartiere ebraico. Otto rane stanno per spiccare un salto mentre lanciano ciascuna uno zampillo d’acqua nel catino. I quattro gruppi scultorei che la decorano sono un ulteriore richiamo alla famosa Fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini come anche le famose api berniniane.

Nel giugno del 1965 i Beatles si gettarono vestiti tra i giochi d’acqua della fontana alla fine del loro concerto a Roma.

Tutt’intorno alla fontana si snodano gli altri edifici facenti parte del complesso.

Il Palazzo senza nome chiamato anche Palazzo Ospes Salve è quello che mi ha affascinato di più per il suo aspetto inquietante . Gino Coppedè infatti si ispirò alla scenografia del film Cabiria di Giovanni Pastrone del 1914 alla quale partecipò anche Gabriele D’Annunzio.

Il portale d’accesso è un arco a sesto ribassato con una forte strombatura con decorazione geometrica dorata e blu.  Le pareti dell’atrio sono decorate con figure di animali bicrome che creano una tessitura geometrica. Salamandre, cavallucci marini, un agnello e un levriero. Non conosciamo il sottile significato di queste creature. Il palazzo vanta il più alto numero di apparizioni cinematografiche del quartiere. Per citarne solo alcune: “L’uccello dalle Piume di Cristallo” e“Inferno” di Dario Argento (che tra l’altro abita nel quartiere).

Poi abbiamo il Palazzo del Ragno, da un mosaico nero e oro con la raffigurazione di un aracnide, simbolo della laboriosità, posto sopra l’architrave del portale d’ingresso.

E ancora figure zoomorfe come teste di leoni, chimere e aquile a decorarne le pareti.

All’ingresso un mascherone in travertino ci ricorda la statuaria assiro-babilonese come anche il cavallo graffito sopra il loggiato. Questo tipo di forme architettoniche assiro-babilonesi si ritrovano a Roma nella Sinagoga costruita tra il 1901 e il 1904 alla cui costruzione lavorarono i principali artisti liberty dell’epoca.

Sopra il loggiato appare un cavallo tra due grifoni e la scritta “LABOR”, chiaro riferimento alla laboriosità rappresentata dal ragno.

Forse gli edifici più noti di tutto il complesso sono i Villini delle Fate. tre villini costruiti tra il 1924 e il 1926 alti due o tre piani, circondati da vegetazione e chiusi da cancellate in ferro battuto con reggi fiaccole.

Ognuno di essi è dedicato ad una città e lo si può capire dalle decorazioni che presentano sulle facciate. L’artista ha voluto omaggiare la sua città natale, Firenze con figure ispirate al Ciclo degli uomini e delle donne illustri affrescate da Andrea del Castagno nella Villa Carducci di Legnaia a Firenze e una veduta della città con la cupola del Brunelleschi di Santa Maria del Fiore, il Palazzo della Signoria e la scritta Fiorenza Bella sopra una finestra bifora e ancora i ritratti di Dante Alighieri e Francesco Petrarca, egregi esponenti della letteratura italiana del Trecento, entrambi toscani.

Sul corpo più alto del villino troviamo invece un orologio zodiacale e uno stemma col biscione (riferimento alla città di Milano) e un falconiere. Sotto una processione di monache e frati.

All’interno del cortile un mosaico pavimentale raffigura tre suonatrici in abiti antichi e la scritta “I VILLINI DELLE FATE, MNEME, MELETE e AEDE”. Le tre muse della mitologia greca rispettivamente memoria, meditazione e canto.

Poi è la volta di Venezia con due velieri e i simboli degli apostoli Giovanni e Marco, l’aquila e il leone alato.

La decorazione prosegue con dei putti e, sopra il parapetto di un balconcino, troviamo la lupa con Romolo e Remo che omaggiano la città di Roma.

Molti hanno interpretato le figure del Coppedè in chiave massonica per la presenza di alcuni simboli come i dadi da gioco, le torri, la coppa. Quello che è certo è che l’aspetto del quartiere cambia notevolmente al calar del sole quando queste figure in rilievo sulle facciate sembrano animarsi e tutto si trasforma in un film horror.

Essendo proprietà privata non è possibile visitare l’interno delle abitazioni, io personalmente ho provato a sbirciare attraverso le cancellate e ad intrufolarmi negli androni dei palazzi e ho visto le eleganti decorazioni dei pavimenti e l’uso di materiali pregiati. Qualche foto sugli interni è reperibile su internet. Gino Coppedè si è occupato anche della decorazione degli interni, con magnifici soffitti a cassettoni o affrescati, caldaie in rame, lavatoi in marmo, parquet in legno nei soggiorni, maioliche smaltate per le cucine, mosaici pompeiani per i bagni.  

Non ci resta allora che accontentarci di ammirare questo angolo curioso e affascinante di Roma dall’esterno e farci rapire dalla sua atmosfera fiabesca.

 

 

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Serena

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My name is Serena, and I’m a licensed tour guide and art history graduate born and raised in Rome. I love sharing the city’s art, history, and hidden gems with visitors by creating personalized, engaging tours.

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